
Con la sentenza dell’11 dicembre 2025 nel caso Diaco e Lenchi c. Italia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha pronunciato una storica condanna nei confronti dell’Italia per i ritardi sistematici nel pagamento delle indennità dovute agli avvocati che prestano assistenza legale nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato. La decisione, che ha visto inter alia l’intervento dell’Unione delle Camere Penali Italiane come terzo autorizzato, rappresenta un punto di svolta per la tutela dei diritti degli avvocati e, indirettamente, per l’effettività del diritto di difesa dei cittadini meno abbienti.
I fatti di cui è causa
La vicenda trae origine dai ricorsi presentati da due colleghi italiani, Giuseppe Diaco e Maria Alessandra Lenchi, che avevano assistito clienti ammessi al patrocinio a spese dello Stato rispettivamente in procedimenti penali e civili. Nonostante avessero ottenuto regolari decreti di pagamento dai tribunali competenti per le loro prestazioni professionali, i pagamenti erano avvenuti con ritardi che andavano da poco più di un anno fino a oltre quattro anni.
La decisione della Corte di Strasburgo
La Corte Europea ha riconosciuto che i decreti di pagamento previsti dagli articoli 82 e 171 del DPR n. 115/2002 costituiscono “beni” tutelati dall’articolo 1 del Protocollo n. 1 alla CEDU, in quanto rappresentano crediti sufficientemente stabiliti e esigibili, riconoscendo altresì ai due colleghi il danno morale richiesto.
Dalla disamina della motivazione emerge con chiarezza come la Corte di Strasburgo abbia inquadrato la questione non solo come una violazione dei diritti patrimoniali degli avvocati (ancor più grave data anche l’importanza sociale dell’istituto del patrocinio a spese dello Stato), ma come un problema che compromette l’effettività del sistema di giustizia nel suo complesso.
Di qui l’ordine all’Italia di adottare con urgenza misure generali per verificare l’esistenza di disfunzionamenti a livello nazionale, determinarne le cause e identificare soluzioni appropriate.
Prospettive future
Grazie ai colleghi Diaco, che hanno ottenuto dalla Corte anche il risarcimento del danno morale, l’Italia dovrà in futuro dimostrare di aver adottato misure concrete per risolvere i disfunzionamenti strutturali evidenziati, pena ulteriori condanne da parte della Corte di Strasburgo.
di seguito il testo del provvedimento

